Mezzanotte. Il mio socio ed io organizziamo una spedizione dall'ufficio per rimediare un paio di bibite gassate per proseguire la nottata lavorativa.
Non avendo bar aperti a disposizione in quel di Piazza Giovenale (Roma, quartiere Balduina), ci rivolgiamo ad un cameriere di una qualsiasi taverna.
"Seguitemi, non c'è problema" - incalza il garçonniere - ci avviciniamo alla cassa, ci agevola ben 3 lattine e aggiunge "andate da Candido, è lui il titolare".
Usciamo dal locale e raggiungamo una tavolata esterna dove 3 individui - due uomini ed una donna - consumano i resti di una cena.
"Signor Candido? Paghiamo a lei?" - si fa avanti il mio socio - "Tre lattine? Mavvvatteneaffanculo!" - incalza il ristoratore.
"Come scusi?" - stupito prosegue il mio socio - "Ma-vatt-tene-affan-culo" - specifica il poeta-locandiere - "Pe' ttree lattine de coca?" - aggiunge - "Quando vieni a magnà qui so cazzi tua, ma vvattene va!".
Ricordando un po' la funzione del "coro" nell'antica grecia la simpatica signora che siede al suo fianco prende in mano la situazione e mostrando molto interesse nel dirimere ogni dubbio ci ricorda: "Quanno venite qui, ditece che siete quelli delle lattine, cosi so cazzi vostri!".
Tra risate e occhiate capitoline torniamo felici di fronte ai nostri Mac salutando l'allegra combriccola.
Candido e signora: grazie.
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